L'interesse di Aaron per Giulia


Aaron sollevò lo sguardo oltre il giornale, osservando il suo ultimo acquisto. Da quell'angolazione del terrazzo poteva scorgerla senza essere scoperto. Piegò le labbra in un sorriso e si dispose a scrutarla. Aveva parcheggiato lo scooter e come al solito si era fermata a salutare i cani. Piegata sulle ginocchia, conversava con loro, come se fossero delle persone. A dire il vero, per Giulia Mattera non c'era alcuna differenza tra lui e i suoi quadrupedi. Anzi, forse, nel confronto era lui a perderci. La seguì con lo sguardo, mentre si rialzava, scrollandosi i peli che si attaccavano ai vestiti. Sembrava avere fretta e così si decise a percorrere la distanza che la separava dalla casa di gran carriera. Di solito era puntuale, ma quella mattina qualcosa l'aveva trattenuta ed era preoccupata di arrivare più tardi del solito. Controllava ripetutamente l'orologio sul polso, risistemandosi nervosamente la borsa, che le scivolava dalla spalla. Chissà che ci infilava in quella sacca. Una volta l'aveva spostata da una poltrona all'altra e con sua sorpresa si era ritrovato a sollevare un peso non indifferente.
Era una creatura curiosa, che gli metteva allegria. Si muoveva con leggerezza ed era facile al sorriso. Non solo con lui, che era il padrone, ma con tutti. Anche il giardiniere, con cui si intratteneva a chiacchierare, chiedendogli il nome delle piante, la definita una ninfa giocosa. L'aveva scorta anche in cucina a familiarizzare con la cuoca, scambiandosi ricette, pescate chissà dove. Era insolita per il suo target. In verità, non era il tipo che perdeva tempo osservando il comportamento delle sue dipendenti. Alla Royal non c'era un attimo per queste sciocchezze, ma a Ischia era diverso. Le ore scorrevano in modo lento. Il tempo si dilatava e gli impegni, doveva ammettere, erano decisamente inferiori a quelli che aveva in città. Un cambio impostogli dai medici e suo malgrado aveva dovuto adattarsi ad uno stile di vita consono ad un convalescente. Scorse il telefono vibrare sul tavolo e allungò pigramente una mano per rispondere alla chiamata. Prima, però, controllò il nome sul display. Un sorriso gli si disegnò sulle labbra.
«Alberto, sei a Ischia?», gli chiese di buon umore, seguendo con lo sguardo la figura in lontananza, che si apprestava ad entrare in casa.
«Sì. Francesca ed io siamo appena arrivati e per almeno un mese non pensiamo di muoverci», gli confermò il suo legale, nonché amico storico.
«Allora stasera venite a cena da me, come consuetudine», gli ricordò.
Lo sentì ridere, prima di precisare: «Sì, ma ti prego, non mi dire che in villa c'è una delle solite bellezze che ti accompagnano, perché mia moglie non le sopporta e rischi di mandarmi a monte almeno le prime settimane di vacanza».
«Addirittura!», esclamò, pensieroso, prima di aggiungere: «No, stasera, salvo problemi, ti presenterò una persona e mi aspetto che tu mi dica molto sinceramente, che ne pensi».
«La cosa si fa interessante...», ridacchiò l'amico. «Chi è? È un'attrice, una modella... Non me lo dire, una giornalista o una scrittrice?». Fece una pausa, prima di aggiungere: «Ricordati, però, che queste ultime sono difficili da liquidare come tuo solito, e dunque ti conviene considerare prima se mettere la testa a posto».
«Niente di tutto questo», rispose laconico, ma prima che l'altro potesse porgli altri domande, lo rassicurò: «Scoprirai tutto stasera».
«Mi devo preoccupare?».
Ruggeri aveva un tono grave e Aaron si sciolse in una risata, pensando alla persona che lo avrebbe affiancato.
«Tranquillo, amico. È una sorpresa. Conto sul tuo giudizio».
Giulia Mattera. Non aveva mai invitato a cena una sua dipendente, ma in fondo quello non sarebbe stato un appuntamento, piuttosto un incontro informale con degli amici.
Stava diventando vecchio, sospirò. Non solo in passato non si era mai sognato di invitare una sua subordinata, ma non si era nemmeno abbassato a chiamarla nel fine settimana, inventando stupide motivazioni, per sentire la sua voce.
Aveva un tono vivace e dolce. Il suono era cristallino e il lievissimo accento italiano, quando parlava inglese, con i giorni, gli era diventato familiare. 0Il sabato e la domenica, poi, cominciava a notare la sua assenza. Doveva essere la solitudine forzata di quel periodo ad enfatizzare le cose. In ogni modo, all'inizio aveva riso dei suoi pensieri, imponendosi il massimo controllo, ma la terza volta aveva ceduto e visto che lei non si insospettiva, lo aveva rifatto. Di solito le rispondeva dopo pochi squilli e dal tono della sua voce intuiva che era in ansia. Sapeva che non avrebbe dovuto mandarla in confusione, con richieste sciocche e di nessunissima importanza, ma c'era qualcosa in quella ragazza che gli piaceva. Non era solo l'aspetto fisico. Abituato a donne bellissime, non spiccava certo sulle altre. Era piuttosto il suo essere fuori dal tempo. Anche la sua figura, pur se aggraziata, non era certo popolare tra le sue coetanee, sempre in gara per vedere chi pesasse di meno, fino alla mortificazione delle forme. Giulia, invece, ricordava una di quelle dive degli anni Cinquanta, con la vita a vespa, i fianchi tondi ed il seno generoso. A dominare, però, era la sua fluente chioma. Un parrucchiere poteva divertirsi con quella massa di capelli ricci che le ricadevano lungo la schiena. Peccato che se li colorasse di quella sfumatura tiziano, perché bionda sarebbe stata indimenticabile.
Si scosse, scorgendo la cameriera che avanzava nella sua direzione.
«Posso portarle altro?», si informò Ivanka e Aaron lasciò distrattamente cadere lo sguardo sul tavolo. Non aveva toccato nulla, si accorse.
«No, grazie», rispose, attendendo che la domestica si allontanasse, ma prima che sparisse dietro la tenda della stanza da pranzo, la richiamò.
«Signor Richardson», tornò sui suoi passi. «Mi scusi, non l'avevo sentita. Vuole che le porti qualcos'altro?».
Aaron annuì distrattamente, piegando il quotidiano.
«Quanti anni ha?», le chiese ad un tratto e la vide arrossire.
«Ventisette», rispose a disagio.
In effetti, pur lavorando al suo servizio da almeno un anno, non vi aveva mai prestato attenzione.
Tipico aspetto nordico, bionda con gli occhi chiari e la carnagione diafana, le era stata presentata dal direttore dell'Aenaria, uno dei suoi due alberghi ischitani e si era rivelato un buon acquisto. Ivanka era una persona attenta e molto discreta, che faceva il suo lavoro senza lamentarsi. Si protese leggermente in avanti, chiedendole di avvicinarsi.
«In che rapporti è con la segretaria?».
«Con Giulia?».
La donna aggrottò la fronte incerta.
«Sì, con Giulia. Siete amiche?», insisté curioso. «Vi ho visto chiacchierare in giardino qualche volta».
«No, signore. Forse abbiamo scambiato due parole, durante la pausa pranzo», si affrettò a specificare.
«Si segga», le impose, brusco.
La cameriera tremò leggermente, come se temesse di essere licenziata da un momento all'altro.
«Posso contare sulla sua discrezione?», le chiese sorridendo e la vide rilassarsi.
«Certo, dottore. Mi dica».
«Che cosa sa di Giulia?».
Finse non curanza, mentre versava in un bicchiere del succo di arancia, che le porse.
«Non molto, dottore».
Sorpresa, la donna si rigirò tra le mani il bicchiere, visibilmente a disagio.
«Non voglio rimproverarla», sorrise. «Mi farebbe piacere conoscere la sua opinione».
Ivanka strabuzzò gli occhi.
«Pensa di licenziarla? Non va bene per il lavoro che deve svolgere?».
«No». Aaron si servì a sua volta, divertito, aggiungendo compiaciuto: «Vedo che ha conquistato anche lei!».
La cameriera scosse leggermente il capo, cercando le parole.
«È una brava ragazza e sembra tenere molto a questo posto di lavoro. È molto preparata e non proviene da una famiglia ricca. Ha dovuto fare tante rinunce...». Si zittì ad un tratto, come se avesse parlato troppo.
«In che senso?».
La conversazione stava diventando inaspettatamente interessante.
Ivanka continuava a rigirarsi tra le mani la spremuta, incerta se parlare o scappare a gambe levate.
«Le prometto che la nostra conversazione resterà privata», la incoraggiò e la vide sospirare, vinta.
«Giulia mi ha detto che nella sua famiglia lavora solo suo padre e sono tre figli. Sua sorella si è sposata presto e suo fratello si è imbarcato, ma per anni hanno dovuto vivere con un solo stipendio. Ora le cose sono migliorate, perché Giulia ha finito gli studi e sua madre ha trovato un lavoretto a ore, per assistere degli anziani. Voglio dire che la laurea di Giulia è costata sacrifici e questa per lei è una grande occasione. Non è mai andata all'estero per più di un fine settimana e così negli ultimi anni ha lavorato per mettere da parte i soldi che le servivano per cercare un lavoro fuori dall'Italia. Doveva partire con il fidanzato, ma si sono lasciati e lei spera di ottenere l'incarico per poter fare un'esperienza di lavoro in Inghilterra. Ci tiene molto ed è una brava ragazza», assicurò, visibilmente a disagio.
«Non si preoccupi; penso di confermarle l'incarico, almeno che in questi due mesi non combini qualche disastro».
«Non la licenzierà?», chiese speranzosa.
«No, ma procediamo con calma e lasciamo che si impegni al massimo, sperando di ottenere quello che ho già deciso di darle».
Riprese il giornale, dando per conclusa la conversazione, ma prima che Ivanka si allontanasse, le ricordò:
«Nessuno deve sapere di questa chiacchierata. Conto sulla sua riservatezza».
«Naturalmente, dottore», assicurò la donna, precipitandosi in casa.
Rimasto solo, Aaron sollevò lo sguardo sul giardino, sorridendo. Giulia Mattera guadagnava sempre più punti.

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