Chiacchiere tra amiche su Aaron Richardson




Ischia, Golfo di Napoli, Italia
Giugno 2014



Alle nove di sera fece il suo ingresso nella solita pizzeria del centro, Da Sasà. Un locale alla mano, dove si poteva gustare un'ottima pizza, ma anche assaggiare la cucina contadina delle origini. Difficile era trovare posto, considerata la solita ressa di isolani e turisti, ma per Giulia e le sue amiche c'era sempre un tavolo riservato, in fondo alla sala, vicino al camino d'inverno e sotto un pergolato di viti d'estate.
«Franco». 
Entrando Giulia fece un cenno al pizzaiolo, un giovane dalla carnagione scura e la faccia da scugnizzo, che vedendola arrivare le sorrise di rimando.
«Sono già dentro», l'avvisò, senza smettere di lavorare la pasta con maestria, facendola volteggiare sotto gli occhi divertiti dei clienti.
«Immagino», esclamò, distribuendo gridolini entusiastici, appena avvistava un volto amico tra i tavoli, sbracciandosi o accorrendo per un saluto.
«Ciao. Tutto bene?», si dimenava, sforzandosi di ascoltare la risposta nel brusio generale. Dopo l'ennesimo scambio di effusioni con il conoscente di turno, sollevò il capo e le vide: Teresa e Paola, le sue amiche del cuore.
Sua sorella faticava a stare seduta e si muoveva continuamente sulla sedia, gesticolando vivacemente. Scosse il capo divertita. Solito abbigliamento sbarazzino, che tanto irritava sua madre: top scollato, minigonna e zeppe altissime. I capelli ricci e castani avevano un aspetto disordinato, come se li avesse scossi incessantemente, nel suo frenetico ragionare. Ben pochi avrebbero creduto che quella ragazzina, dall'aspetto mingherlino, che ricordava un elfo curioso, era madre di due splendidi gemelli.
Molto più elegante e sobria Paola che della bellezza, invece, aveva fatto la sua principale fonte di sostentamento. Alta e snella avrebbe potuto sfilare sulle passerelle di moda o anche dedicarsi al cinema, con il suo viso piccolo e grazioso, impreziosito da due splendidi occhi blu, ma invece aveva preferito restare dietro le quinte, occupandosi delle sue clienti. Paola, infatti, era un'estetista, anche molto apprezzata, che si divideva tra strutture alberghiere e centri estetici.
All'appello mancava solo Veronica, altra amica storica, ma lei aveva preferito infilarsi nel letto di Enzo, il suo ex fidanzato.
«Buonasera», si chinò a baciare la guancia di sua sorella, impegnata a mandare messaggi al marito.
«Sempre a chattare?»
«E tu sempre in ritardo», le fece notare, con una smorfia.
«È vero. Scusate». Sconsolata, prese posto accanto alle sue amiche. «Non trovavo parcheggio neppure con lo scooter», si giustificò, sistemando la borsa.
Paola le sorrise, allungandosi nella sua direzione per ricambiare il saluto.
«D'estate è sempre così a Ischia», commentò, portandosi una mano ai capelli corti e neri.
«Ti sei decisa a tagliarli?». Solo allora si accorse che la lunga chioma liscia era stata recisa a favore di un taglio sbarazzino. «Stai veramente bene».
«Dici?», chiese incerta. «Mi sento nuda».
Giulia scosse il capo, risoluta.
«Macché, mettono in risalto il tuo ovale, dandoti un'aria spumeggiante», così dicendo si portò di lato la coda della sua lunga chioma rossiccia. Aveva una capigliatura leonina, che le sfiorava la vita. Riccioli morbidi che le ricavano lungo le spalle, voluminosi e soffici. «Quasi, quasi...».
«Non ti azzardare!», s'intromise Teresa. «Piuttosto tornerei bionda, visto che il tuo grande amore ha preferito andare per altri lidi», osservò acida. 
Sua sorella non aveva mai simpatizzato con Enzo.
«La vuoi smettere?». Paola la rimproverò aspramente. «Ma ti pare il caso?».
«Lasciala stare. Non le è mai piaciuta la tonalità tiziano dei miei capelli».
Scosse il capo, lasciando ondeggiare la fluente chioma che, con il dovuto impegno, regalava un effetto scenografico.
«C'è poco da scherzare, ragazze», commentò seriosa, mentre scrutava distrattamente il menù. «Oramai sono nuovamente sul mercato e devo darmi una mossa, per non restare zitella».
«Questa poi», sbottò Paola, ridendo. «Non siamo mica le protagoniste di una di quelle saghe che ti piacciono tanto?».
Giulia sollevò lo sguardo, infastidita.
«Ridi, ridi, ma quelle sono molto più fortunate di noi». Si volse verso Teresa, con un sorriso conciliante. «Parlo per lei e me; tu oramai sei fuori piazza».
«Intendi dire che vorresti tornare alla metà dell'Ottocento e subire l'umiliazione di un matrimonio combinato?», le chiese divertita sua sorella.
«Per carità!», esclamò scandalizzata. «Le protagoniste dei romanzi rosa finiscono sempre per sposarsi per amore con un uomo ricco, spesso nobile e bello da paura».
«Un po' come il tuo datore di lavoro».
L'osservazione di Paola le fece andare l'acqua di traverso. Tossicchiò un paio di volte, affondando la bocca nel tovagliolo. Conoscendole avrebbe dovuto aspettarsi un affondo di questo tipo.
«Hai bisogno di aiuto?».
Il cameriere, che era venuto per le prenotazioni, si chinò premuroso.
«No, grazie, Massimo. Sto bene», lo rassicurò, oramai paonazza, cercando di riprendere fiato.
Appena si fu allontanato, Paola tornò all'attacco.
«Allora, come è dal vivo?».
«Chi?», finse di non capire.
«Come chi?», s'intromise sua sorella. «Aaron Richardson e chi altri?». Si sporse verso di lei. «Perché saremmo qui, altrimenti?».
Giulia sollevò un sopracciglio.
«Per festeggiare il mio nuovo lavoro?». 
Vedendo che non demordevano, si arrese.
«Ok! Che volete sapere?», chiese sbuffando.
«È bello come appare in TV e sulle riviste?», indagò Paola, seguita a ruota da Teresa.
«E c'era anche la sua ultima fiamma?».
«Ma che programmi vedete e soprattutto cosa leggete?», scosse il capo, ridendo. «Ed io che ero convinta che fosse un vecchio di sessant'anni, con tanto di rassicurante pancetta».
«Aaron Richardson?».
Paola la guardava come se fosse scesa dalla luna.
«Vuoi dire che sei andata al colloquio senza informarti sul tuo datore di lavoro?».
Scandalizzata Teresa scuoteva il capo con disapprovazione, arricciando il naso piccolo e all'insù.
«Lo ammetto», alzò le mani, anche se cominciava a sentirsi a disagio. «Vittorio mi ha telefonato questa mattina e mi ha detto di presentarmi alle tre nella villa di questo Richardson, per un posto di segretaria...».
«No, tua sorella è un caso perso».
Paola rideva di gusto, guardando Teresa, che con aria complice, le dava corda.
«Sì e non si rende neppure conto della fortuna che le è capitata», rincarò l'altra.
Ora si scambiavano sguardi di intesa e Giulia cominciava ad averne abbastanza.
«La volete smettere?», brontolò, mentre veniva servita una pizza fumante. «D'accordo ho sbagliato a non informarmi e sì, è decisamente più attraente di quanto immaginassi, ma è comunque un uomo sui quaranta...».
«Quaranta?».
Paola non riuscì a trattenere una nuova cascata di risate.
«Giulia, Richardson ha il doppio dei tuoi anni».
Sua sorella la guardò con una certa compassione.
«Volete dire che quell'uomo ha cinquant'anni?».
Incredula, lasciò in sospeso forchetta e coltello, passando da Paola a Teresa.
«Ad essere precise ne ha quarantanove», specificò Paola. «Anche se se li porta bene».
«In effetti», ammise, sentendosi gli occhi delle altre due puntati addosso, mentre si dedicava alla sua pietanza, sperando di sviare l'argomento.
«Sputa il rospo». 
Non mollarono entrambe, sporgendosi verso di lei, pronte anche a sottrarle il piatto se necessario.
Sollevò il capo e con la bocca piena prese a masticare lentamente, mentre un sorriso divertito le si disegnava sulle labbra. Sapeva di esasperarle e si godeva l'espressione di attesa frustrata, che le divorava.
«Giulia!».
Teresa allungò una mano decisa a passare all'azione.
«Ok», sbottò, sistemandosi comodamente sulla sedia. «Ha un fisico da urlo e il volto di un angelo, ma sembra anche molto sicuro di sé e abituato al comando. Doti che non mi piacciono per niente in un uomo».
«Ah, no?», la sbeffeggiò Paola, rubandole un pezzo di pizza.
«No, a lei piacciono i tipi come Enzo, che dopo dieci anni di fidanzamento ti lasciano, perché hanno messo incinta la tua migliore amica, con cui si divertiva da almeno due anni, dobbiamo precisare», proruppe sua sorella furiosa.
«Teresa!», l'ammonì Paola senza esito, perché oramai era un treno in corsa e nessuno l'avrebbe più fermata, fino a quando non fosse riuscita a dire tutto quello che pensava. «E per la cronaca ora si sposano pure», aggiunse.
«Mi dispiace che te lo abbia detto così».
Paola le prese la mano, carezzandola come se fosse una bambina, ma lei abbassò lo sguardo senza proferire parola e tornò alla sua pizza.
«Scusa». Teresa era mortificata e alzandosi, le si avvicinò per abbracciarla. «Sono una stronza», riconobbe a disagio. Ora sembrava sul punto di piangere. «Non volevo ferirti». Rafforzò la stretta, farfugliando: «Solo che tu con gli uomini sei sempre stata pessima».
Giulia la sospinse leggermente, con uno strattone, vedendola ricadere sulla sedia.
«Stasera sei proprio carina. Grazie», sospirò rassegnata. 
Teresa era fatta così. Prendere o lasciare. O si faceva come diceva lei o si era costretti a subirne le conseguenze, nel caso andasse male.
Aggrottò la fronte, attendendo che si tranquillizzasse.
«Posso sapere a cosa ti riferisci?»
«Parlo di Vittorio. Il tuo compagno di classe», le spiegò soddisfatta, recuperando il solito tono e per coinvolgere anche Paola, che se ne stava in disparte, le spiegò: «Vittorio è quello che l'ha chiamata stamattina ed era innamorato perso di mia sorella, ma lei lo ha rifiutato, perché aveva appena iniziato ad uscire con Enzo».
«È così insensato?», chiese Giulia rivolta all'amica, che sollevò le mani in segno di resa.
«Mai intromettersi nei litigi tra sorelle, ma visto come è finita con Enzo...», scrollò le spalle. «Un pensierino su questo Vittorio ce lo farei».
«Ma se è sposato!», esclamò esasperata Giulia, scuotendo il capo.
Vittorio le era simpatico, ma non lo aveva mai visto come un possibile fidanzato.
«Allora non ti resta che sedurre Richardson», scherzò Paola, facendola ridere.
«Sì, come no?», commentò divertita. «L'imprenditore multimilionario e la segretaria pezzente».
«Degno di un romanzo rosa», notò Teresa un po' imbronciata, ma facile alla pace.
«Sì, certo, solo che nella realtà, diversamente dai romanzi, dopo che ti sei concessa, lui si stanca e perdi pure il posto di lavoro».
«Forse è vero», concordò, prima di esporle il suo punto di vista: «Ma vuoi mettere la soddisfazione di andare a letto con Aaron Richardson, dopo che il tuo fidanzato storico, decisamente nella media e senza un soldo, si è scopato la tua migliore amica?».
«Sempre diritta al punto», osservò Giulia contrariata, ma dopo averci riflettuto qualche istante, aggiunse: 
«Potrei mettere i manifesti o rivendermi la notizia alla stampa locale».
Fece l'occhiolino a Paola, che la ricambiò con un sorriso.
«Sì, così papà muore d'infarto», ribatté ridendo Teresa.
«Anche questo è da considerare», dovette ammettere e guardando Paola, le chiarì: «Nostro padre è un tradizionalista, ma di sinistra e l'idea che sua figlia intrattenga una relazione clandestina con il capo, che per lo più ha venticinque anni più della figlia, potrebbe essergli fatale, in effetti».
«Ma noi non glielo diciamo», le assicurò ridendo l'amica, con l'assenso di Teresa.

«Allora, se è così, farò di tutto per sedurlo», commentò di buon umore, tornando alla sua pizza.

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